Commercialisti, studi medici, cliniche e laboratori di analisi, notai e studi legali: questi sono gli studi professionali e le categorie attualmente nel mirino dei cyberattacchi.

Lo sapevi? Ti diamo un po’ di contesto.
In questo periodo storico, c’è qualcosa che vale più dell’oro, un mercato con un valore immenso, impossibile da quantificare: il mercato dei dati.
I dati sono la nuova moneta, non esiste leva più forte ad ogni livello di business.
Esiste un mercato nero di questi dati, generato grazie a una miriade di costanti attacchi informatici che (spoiler) non prendono di mira solo le grandi imprese.
Ricordate il caso della regione Lazio in piena pandemia? Blocco di sistemi e furto di dati medici. O il caso del Comune di Palermo nel 2022, o quello di SynLab Italia nel 2024, o ancora Unicredit, Esselunga, l’Ospedale Cardarelli?
Vi sarete sempre detti: succede solo ai grandi. No. Semplicemente i grandi sono quelli che fanno notizia.
Il traffico nero dei dati si sostiene anche con il furto costante a studi professionali e PMI che hanno sistemi informatici da mediamente protetti a quasi zero protezione.
Questo perché strutturalmente ed economicamente, a livello globale, e non in termini di impresa regionale, le PMI e gli studi non sono strutturati, in tutti i livelli che una difesa richiederebbe, per proteggersi dagli attacchi.
Caso
studio emblematico è quello di Luxottica nel 2023: l’attacco ai sistemi
è stato respinto grazie alle impostazioni di sicurezza implementate
dall’azienda, ma un blocco totale, seppur per poco tempo, c’è stato.
Quindi, il danno. E se non è totalmente protetta una realtà enorme e di
altissimo livello come Luxottica, cosa può fare la “Farmacisti Più
Rinaldi”? Sì, esiste e nel 2025, nonostante la sua proattività su questo
fronte, ha subito un blocco totale di giorni.
L’azienda è una realtà storica che si occupa di distribuzione dei
farmaci in due regioni italiane: immaginate l’impatto, finanziario e
psicologico, avuto sull’attività.
In termini generali quindi, si
parla di un livello di protezione che, ad oggi, nel tessuto d’impresa
da medio-piccolo a medio-grande, è normalmente non la prima voce in
bilancio, a volte nemmeno presente.
Quindi l’approccio difensivo contro il rischio per un commercialista, per uno studio legale, per una clinica medica, quale potrebbe essere?
Normalmente è una combinazione di buone pratiche personali (la sicurezza dei dati passa prima di tutto dalla consapevolezza umana) abbinate a sistemi di difesa in commercio che sono una ottima protezione in generale, ma inefficaci contro cyberattacchi mirati non tanto di alto di livello, quanto aggressivamente opportunistici e automatizzati: ransomware-as-a-service, phishing massivo, credential stuffing ad esempio.
Il
loro impatto è devastante soprattutto perché da loro deriva il rischio
primario per il commercialista o il laboratorio di analisi: il blocco
totale dei sistemi, l’impossibilità completa di lavorare,
l’annientamento immediato di qualsiasi azione lavorativa con conseguente
crisi economica e reputazionale.
Proprio qui, dunque, entra in gioco la soluzione della previdenza del rischio:
cioè la nostra protezione Cyber Risk, non più essenziale, ma vitale per
la salvaguardia di studi professionali e PMI che fanno davvero gola ai
predoni del dark web.
In che modo l’assicurazione contro i rischi cyber può proteggere queste realtà?
Lo fa in più modi, mirando a due obiettivi: proteggere l’impresa contro
i danni economici che sono conseguenza immancabile e diretta di un
cyberattacco, e sostenendo l’impresa in un percorso di consapevolezza e
buone pratiche che aiutano a strutturare una difesa sistemica più
efficace.
Perché oggi, una dinamica su tutte resta immutata: la parte più debole del sistema informatico, è l’uomo.
La
realtà digitale la viviamo costantemente ogni giorno e c’è una zona
grigia di passaggio dal reale al virtuale di cui nel tempo abbiamo perso
consapevolezza.
Questa zona grigia, fatta di comportamenti, cultura, capacità tecniche, possibilità economiche, è un campo di battaglia.
La tutela cyber protegge concretamente in questa zona grigia attraverso protezioni ben precise, tra le più importanti:
1) Copriamo i danni causati a terzi in seguito a divulgazione non autorizzata di dati personali o aziendali, sei assicurato per i costi sostenuti per consentire il funzionamento del sistema informatico qualora minacciato di blocco e per i costi sostenuti per recuperare i dati danneggiati a seguito di attacco informatico o disfunzione del sistema informatico.
2) Interveniamo direttamente sui costi interni dell’incidente: ripristino dati, analisi forense, spese di gestione e ripartenza operativa, ma anche se vuoi nella sostituzione o riparazione di componenti hardware a seguito di attacco informatico.
3) Forniamo assistenza
giudiziale e stragiudiziale, civile e penale, per controversie legate
alla privacy, uso fraudolento di carte di credito, ripristino
dell’onorabilità creditizia e danni causati a terzi e, se vuoi, puoi richiedere supporto in caso di attacco informatico, al Cyber Incident Response Team.
Un po’ di cifre che aiutano a completare il quadro della situazione:
- +48,7% di aumento di attacchi cyber in Italia 2024–2025 (Clusit 2026);
- 4° posto dell’Italia tra i paesi più bersagliati al mondo;
- oltre 4 milioni di dollari il costo medio globale di un data breach (IBM Report);
- 8000 euro il costo medio di un riscatto chiesto dai cyber-criminali per sbloccare i sistemi informatici di uno studio professionale o impresa, dalle mail, ai social ai software;
- circa 12.000 euro di perdita stimata in soli sei giorni di blocco causato da un attacco informatico (basato su esempi comuni di attacco a studio di notaio e commercialista);
- oltre
7.500 € di costi stimati in IT forensi certificate e per le notifiche
al Garante della Privacy entro 72 ore per obbligo di legge;
Spese legali iniziali stimate per eventuali cause avviate da un cliente: circa 5.000 euro.
Questi costi sono largamente protetti dalla nostra tutela cyber: dal pagamento del riscatto alla tutela legale, con il solo costo della protezione cyber si neutralizza una perdita di oltre 30.000 euro generata da un attacco informatico che si è svolto in pochi secondi.
Vuoi andare più a fondo della questione? Fallo ora. Perché
venerdì sera puoi spegnere il computer dello studio e lunedì mattina
trovare la tua attività bloccata da un cybercriminale che ha impiegato
pochi secondi per prenderti di mira e colpirti.
Non restare indietro, la prevenzione è tutto.
Il nostro ruolo è conoscere il mondo, prevedere i rischi, farteli notare, aiutarti a schivarli.
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