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Una riflessione su un dato che fa paura presente nel nuovo rapporto CENSIS presentato il 4 dicembre: 8 italiani su 10, il 78,5% della popolazione, teme di non ricevere cure adeguate dal Sistema Sanitario Nazionale in caso di non autosufficienza.

Cosa fanno gli italiani per agire contro questo timore e contrastare gli effetti di questo rischio?

L’approccio in generale agli strumenti di tutela integrativi, come i piani di prevenzione dedicati ad esempio a scenari simili e che rientrano nell’ambito della salute, è strettamente legato a fattori e percezioni culturali.

Il cittadino italiano ha una radicata fiducia in un SSN che ha sempre dato molto e su cui si è sempre fatto affidamento, complice anche ciò che si può definire come una cultura del diritto assoluto. Ovvero, la percezione collettiva che la sanità gratuita e completa sia un diritto totale e che per questo si debba applicare in qualsiasi caso.


Bloccati in questa purtroppo inesatta certezza, molti italiani arrivano a confondere il concetto e la natura della “sanità integrativa”: pensano che si tratti di strumenti “sostitutivi” a quelli della sanità pubblica, destinati a quei privilegiati economici che “possono pagare per curarsi”.

In realtà questa percezione è completamente sbagliata: gli strumenti che noi consulenti offriamo non sono sostitutivi ma integrativi e accessibili. Ovvero, forniscono un secondo pilastro di tutela, che si aggiunge e va a compensare le carenze e le limitazioni di un SSN vittima di fragilità strutturali enormi e che non riesce a rispondere a quella domanda comunitaria di farsi carico di tutte le necessità sanitarie di ogni singolo individuo.

Inoltre, nel caso della questione della non autosufficienza, l’approccio diffidente alla prevenzione del rischio potrebbe derivare dalla funzione sociale e culturale della famiglia, che in questo scenario porta alla visione di una “assistenza informale” ritenuta spesso l’unica opzione ma che può determinare in molti casi effetti collaterali di grave impatto: sulle persone, sulla famiglia, sul patrimonio.

L’amore per il proprio caro non autosufficiente, non dovrebbe trasformarsi in un esclusivo onere gravoso di tempo, cure, soldi e in quella che spesso è chiamata “solitudine del caregiver”.

E’ necessario che cresca, grazie al nostro lavoro di consulenti, la consapevolezza diffusa della pianificazione, della prevenzione, degli strumenti, affinché si combatta la mancanza di informazioni e quella bassa propensione del cittadino a pensare e anticipare i rischi del futuro.

Abbiamo visto molto spesso come questa mancanza di consapevolezza porti, chi è vittima degli eventi, a scoprire solo in grave ritardo e purtroppo inutilmente, tutte le possibilità di una tutela specifica per questi rischi.

Informare è, per noi che siamo assicuratori, non solo un dovere professionale, ma anche umano e civico: informarsi è un diritto di ogni cittadino. 

Nelle mie agenzie avrai una consulenza informativa senza nessun impegno e basata sulle tue specifiche esigenze.


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